L’Altro Spazio: quando “l’altro” sei Tu

Quello che ho notato quasi subito di Bologna è il suo essere una città che va incontro al “diverso”: a differenza di quanto spesso accade nel mio freddo Veneto, Bologna non si raggomitola su se stessa chiudendo fuori ciò che non conosce, al contrario spalanca le proprie porte e mette a disposizione spazi dove la diversità viene valorizzata come una ricchezza.

Uno dei posti più particolari in cui mi sono imbattuta di recente è l’Altro Spazio, che dell’inclusione del diverso ha fatto la propria filosofia e il cardine su cui ruotano le proprie attività.

Fondato nel 2015 dall’Associazione Farm, il locale è in tutti i sensi a misura di disabile: dal basso bancone con rampa accessibile anche da chi è in sedia a rotelle, fino ai menù in braille e alle mappe tattili. Il personale inoltre è “addestrato” a comunicare con il linguaggio dei segni.

Praticamente tutti gli eventi dell’Altro Spazio sono rivolti a un pubblico disabile e al tempo stesso mirano a sensibilizzare la clientela verso tutti i tipi di diversità: si organizzano cene e reading al buio, cene con menù etnici (il cui ricavato è devoluto ad associazioni che si assistono i migranti), corsi di lingua e concerti.

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Io all’Altro Spazio sono approdata in occasione appunto di una Cena al Buio, servita da un gruppo di ragazzi non vedenti. Il posto mi ha fatto innamorare, luci soffuse, staff di una gentilezza squisita e tanti piccoli dettagli che davano al locale un’anima. La cena al buio invece è stata un’esperienza straordinaria e spaventosa al tempo stesso, che mi fa piacere condividere con voi:

Immaginatevi di perdere di colpo la vista, e dover fare affidamento sugli altri vostri sensi. E’ quello che è successo a noi quando siamo stati condotti per mano, nel buio più assoluto, in una stanza piena di persone (o perlomeno ci sembrava piena, ma se fossero 20 o 100 non lo sapremo mai!). Siamo stati fatti sedere ad un tavolo vicino a persone che non conoscevamo e ci è stata servita la cena, che abbiamo tentato di mangiare dignitosamente con le posate per poi rinunciare dopo pochi minuti e abbuffarci con le mani. Cosa ho scoperto? che diamo un sacco di cose per scontate. Banale, no? Ma chi ci pensava che versarmi un bicchiere d’acqua senza poterlo vedere potesse essere un’operazione così complessa? e come potevo sapere che, perdendo la vista, ti sembra che anche gli altri sensi siano menomati e così inizi a parlare a volume più alto, come se chi hai di fronte, oltre a non vederti faticasse anche a sentirti? Io mi aspettavo una serata romantica dove il mio eccellente senso del gusto avrebbe compensato la cecità e avrei anzi potuto assaporare con più piacere i piatti. Invece in un frastuono infernale procedevo palpeggiando il tavolo in cerca della bottiglia di vino prima che me la fregassero gli altri commensali. Inoltre, a parte il prosciutto e il melone, non ho capito minimamente che cosa ho mangiato, ma non mi è sembrato per niente gustoso, anzi; in qualche modo è stato come se l’assenza della vista avesse tolto sapore al cibo. Non posso dire che sia stata una bella serata, o un’ottima cena, posso però ammettere che è stata una presa di consapevolezza importante di quanto possa essere duro compiere anche le azioni più banali quando siamo privati di un senso. Nel momento in cui sono uscita da quella stanza e ho rivisto le luci del locale, mi sono sentita come se potessi di nuovo respirare, come se fossi uscita da una bara. Da persona molto miope con il terrore di diventare un giorno cieca, non credo che vorrò ripeterlo presto. Ma molto recidivamente sto già pensando di assistere a uno dei prossimi Reading al Buio…

E voi, siete mai stati all’Altro Spazio? Che ne pensate? Se avete sperimentato anche voi una serata particolare come la Cena al Buio, aspetto i vostri commenti 🙂

2 thoughts on “L’Altro Spazio: quando “l’altro” sei Tu

  1. che va incontro al “diverso”? Ti prego…la peculiarità di Bologna è che, a volte, in alcuni posti, non esistono differenze, se non negli occhi delle persone…Hai usato un’espressione infelice.
    Di blog su Bologna siamo pieni. Bologna da mangiare, da bere, da sentire, passeggiare, vista da bolognesi, da stranieri, da bimbi e da cani. Magari l’uncinetto?

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    1. Cara Silvia, la sensazione che ho da quando sto qui è proprio quella, che Bologna sia una città aperta alle diversità, alla multiculturalità e alla disabilità. Ci sono tanti posti dove capto questo (locali, quartieri, associazioni). Però certo, la mia può essere solo l’impressione di una forestiera, non credo sia la verità assoluta. E’ vero, ci sono un sacco di blog su Bologna (ci sono un sacco di blog in generale), ma a me piace tanto scrivere, mentre fare l’uncinetto proprio non mi piace. Quindi, sai che faccio? Scrivo. Racconto le mie sensazioni. Pure se alla gente non piace, pure se nessuno mi legge. Allora, se per te va bene (ma quasi quasi anche se non ti va bene), io continuo a scrivere, mentre sono certa che tu troverai dei blog molto più interessanti e scritti meglio in giro per la rete. Ma grazie per essere passata!

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