Il Museo di Ustica e l’orgoglio di essere italiani

Si entra in un ambiente coperto, enorme, immerso nella penombra; le dimensioni sono quelle di un hangar, perché quello spazio è stato progettato per ospitare un aereo. Solo che quell’aereo non decollerà più, non solcherà più i cieli, non mostrerà più a nessuno com’è piccola la terra vista dall’alto. Il Dc9 Itavia che il giorno 27 Giugno del 1980 portava 81 passeggeri giace nel cuore della Bolognina, sul fondo di un ex capannone, allo stesso modo in cui è rimasto addormentato sul fondo del mare, per 8 infiniti anni. Le urla di dolore del suo corpo di gigante sventrato attraversano impietose gli anni, le senti rimbombare nella pancia. E mi è impossibile non lasciarmi sconquassare dal terremoto di emozioni che mi colpiscono mentre percorro lentamente quel ballatoio che gira attorno alla carcassa. Le 81 vite che qualcuno o qualcosa quella sera lontana si è portato via in qualche modo sono ancora lì, appese al soffitto, rappresentate da altrettante lampadine che pulsano ritmicamente con la cadenza e la frequenza di un battito cardiaco che va lentamente spegnendosi ma senza morire del tutto. Intanto, 81 specchi neri appesi alle pareti sussurrano pensieri; pensieri semplici, banali, quelli che potrebbero passare per la testa di ciascuno di noi mentre sediamo tranquilli nella cabina di un aereo,  aspettando di arrivare a destinazione: “quando arrivo devo ricordarmi di fare la barba” e “come faccio a dirle che non la amo più?”  Solo che quei pensieri non hanno mai toccato terra, sono rimasti sospesi da qualche parte nel cielo scuro sopra Ustica. E le voci di quegli specchi neri mi si aggrappano addosso, testimoni impietosi della nostra precarietà e della nostra impotenza. Ai piedi della carcassa del velivolo e nascosti agli occhi del visitatore, 9 casse nere contengono gli oggetti personali delle vittime.

Il Museo della Memoria di Ustica è un luogo che dovrebbe essere visitato da ogni italiano, almeno una volta nella vita. Non solo perché è un pezzo della nostra storia, ma anche perché nel turbine costante di lamentele, di scandali, di malcostume di questo nostro paese malandato, è motivo di orgoglio, mostra al mondo quanto noi italiani sappiamo essere coesi, organizzati, come sappiamo risollevarci e lottare, come riusciamo a scovare la bellezza nella pena.
Il relitto del DC9 è stato smontato frammento per frammento, ogni scheggia catalogata per poi venire rimontata con precisione e pazienza infinite a Bologna; un convoglio di 15 mezzi ha percorso nella notte l’Autostrada del Sole, un lungo corteo funebre degno di una personalità importante. Il deposito delle vecchie tramvie dove è stato ricavato il museo è stato scoperchiato per potervi depositare l’aereo, e l’edificio gli è stato cucito addosso come un nido, come l’ultima dimora.

Prima di visitare il museo, vi consiglio vivamente la visione di questo documentario, “Ero nato per volare”, che racconta in modo toccante il recupero del relitto e la nascita appunto del Museo della Memoria.

Informazioni e orari di apertura li trovate su http://www.museomemoriaustica.it/museo.htm 

 

 

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