I dintorni di Bologna: fermare il tempo alla Scola

Uno dei luoghi che amo follemente sull’Appennino bolognese è il borgo della Scola, e ci andrei pure spessissimo se non fosse che per arrivarci bisogna avere uno stomaco forte.
Sì, perché pur non essendo lontanissima da Bologna (circa 60km, sotto il comune di Grizzana Morandi), la strada che conduce alla Scola è stretta e tortuosa, e per arrivarci in forma dovreste rispettare alcune condizioni:

– non aver mangiato l’impepata di cozze prima di partire
– non aver pasteggiato a grappa la sera precedente
– non farcisi accompagnare da uno che si crede un pilota di rally

Non avendo io osservato due delle suddette premesse, la mia ultima visita al borgo si è aperta poco trionfalmente con una faccia color verde bile (che comunque faceva pendant con i bei cespugli di rosmarino a lato strada). E’ che improvvisamente ho avvertito fortissimo il desiderio di tornarci. Perché la Scola è uno di quei posti incantati che ti mettono radici dentro, e dopo un po’ tornano a pungolarti con un richiamo che fa leva sulla tua parte più romantica. E poi la primavera! Come fai a non vedere la Scola con la bella stagione, le casucce in pietra abbracciate dalle rose rampicanti, l’azzurro limpido e pulito del cielo che incendia i colli attorno di un verde irlandese?

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Allora si va, facciamo pure il rally ma andiamo. E poi, per una quelle coincidenze perfette, al nostro arrivo incontriamo questo signore che sta lavorando al soffitto di una delle casine: fa parte dell’Associazione Sculca e interrompe il suo lavoro per darci il benvenuto e fare due chiacchiere con noi. Ci racconta che ora a Scola vivono solo 8 persone, che lui è nato nella casa lì accanto e ha passato la vita lì, se vogliamo ci può aprire l’oratorio. Che non è nulla di speciale, una piccola cappella bianca e piuttosto spoglia, ma ha la dignità semplice e l’aspetto immacolato delle chiese di campagna, e si intuisce che qualcuno se ne occupa con costanza e amore.

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Passeggiamo per le vie del borgo, in un continuo saliscendi tra scorci panoramici e dettagli preziosi: formelle scolpite nella pietra, un antico forno, voltoni che si aprono su piccole piazzette scaldate dal sole…e intanto le lame di luce si infilano sotto gli archi, giocano a nascondino tra i rami degli alberi, a tratti sembrano volerci indicare dei particolari che prima non avevamo notato. Il silenzio che regna tra i vicoli è spezzato solo dal miagolio indolente di qualche gatto che ci osserva curioso…è un paesaggio che mi ricorda molto i paesini della Toscana, dall’aspetto deserto eppure estremamente ordinato.

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Infine da lontano vediamo il cipresso secolare, maestoso,che da tempo immemore sorveglia e protegge il borgo come un totem. Resto incantata a osservarlo per qualche minuto, immaginandomelo crescere: chissà quante storie, quante vite lo hanno attraversato nei secoli…
Perché pare che Scola esista sin dal VI secolo d.C, nato come posto di guardia dei Longobardi che tentarono di entrare nell’Esarcato. Era quindi un avamposto militare, un luogo di confine. L’aspetto odierno del borgo risale invece al Cinquecento, quando visse uno sviluppo edilizio particolarmente prolifico, anche grazie alla presenza dei Maestri Comacini, che costruirono case e innalzarono le torri che si vedono ancora oggi.

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Il fatto che un posto così incredibile sia quasi del tutto disabitato mi immalinconisce, penso a come sarebbe bello se – seguendo l’esempio di Calcata, nel Lazio – diventasse una residenza per artisti, se qualcuno ci venisse ad abitare. Però forse perderebbe parte del suo fascino, quel silenzio di luogo intatto la cui memoria è custodita nella pietra.

E poi, l’Associazione Sculca contribuisce a mantenere vivo il borgo con una serie di eventi durante tutto l’anno (cliccate qui per il calendario eventi): concerti, mostre, presentazioni di libri, ed escursioni. A proposito di escursioni, nei dintorni se ne possono fare di interessantissime: una passeggiata alla scoperta delle antiche fontane e dei lavatoi della zona, una visita al santuario di Montovolo, e a pochi km la meravigliosa Rocchetta Mattei.

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Scola nelle bellissime illustrazioni di Marina Cremonini

 

E voi, ci siete stati? Conoscete altri borghi caratteristici nei dintorni di Bologna che vale la pena visitare? Aspetto i vostri suggerimenti  🙂

 

 

 

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