I personaggi di Bologna: Ma Rea, poeta errante

Mentre racconta, Ma Rea ha le nuvole negli occhi. Sono nuvole che gli assomigliano, leggere e veloci, di quelle che un attimo ricordano la testa di un leone e l’attimo dopo sono già volate via, verso nuovi cieli lontanissimi, ad instillare Bellezza in gocce.

Sono sicura che l’avrete incontrato, in giro per la città: vi sarete forse chiesti, guardando un cartello stradale un po’ insolito con scritto “Punto di raccolta Alibi Usati” se non fosse un refuso, un errore di battitura, o se si trattasse piuttosto di una goliardata. E chissà se, vedendo appeso in una piazza del centro un bucato fatto di sagome plastificate di calzini, mutande e canottiere avrete fatto il collegamento, riconoscendo un’unica mano dietro a questa bizzarra forma d’arte. Magari una mattina, vicino alla fermata dell’autobus, vi sarete imbattuti in una Fermata Poetica come questa:

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Anche se in molti pensano si tratti di un collettivo, l’autore di questa invasione gentile è uno solo: Andrea Masiero, in arte Ma Rea, veneto di nascita, laureato in Scienze della comunicazione, autista d’autobus di professione e poeta errante per vocazione e per missione.

Ho conosciuto Andrea in una sera di fine autunno, al Senza Nome, un’amicizia che non poteva che cominciare in modo non convenzionale: anziché darmi la mano, Andrea mi si parava davanti porgendo sorridente un rotolo di carta igienica riciclata, invitandomi a servirmi di uno strappo (ogni strappo, un biglietto da visita) per “ripulirmi dalla meschinità” che ci circonda e che qualche volta ci inquina.

E tutta l’opera di Ma Rea parla di questo: la semplicità e il quotidiano che incontrano la Poesia, in una lettura “a matrioska” che si svela poco per volta, assecondando la profondità fin dove siamo disposti a spingerci.
La sua arte possiede la potenza e la dolcezza implacabile di un filo d’erba che cresce attraverso il cemento: allo stesso modo, i suoi versi erranti si fanno strada attraverso la sensibilità atrofizzata e le nostre vite che vanno a passo troppo spedito, combattono quella abitudine alla fruibilità immediata, alle emozioni “usa e getta”. E se riescono in questa difficile impresa, di bypassare le nostre difese e le nostre sovrastrutture, è proprio perché parlano la nostra stessa lingua. Andrea scrive frasi, aforismi, haiku, brevi composizioni per gente che va di fretta. Ma intanto tu, passante, le hai lette, il seme è già stato piantato e di sicuro tornerà a pungolarti.

Andrea mi ha spiegato, con la pazienza di chi questa storia l’ha già ripetuta tante volte eppure senza perdere l’entusiasmo, di come è nata l’idea della poesia errante e dove sta andando. Il suo Manifesto riassume in modo molto chiaro il suo intento:

“La Poesia errante non è “semplice” poesia, è un’esperienza, è uno squarcio nel tempo.
La sua missione è restituire la dimensione poetica agli oggetti e alle nostre azioni quotidiane.
Non che non ce l’abbiano ma, semplicemente, non siamo più abituati a vederla.[ … ]

Questa è la Poesia errante:
Arte e poesia in un’unica soluzione.”

Ecco come riconoscere e dove trovare Ma Rea in giro per Bologna:

I Versi Carrai:

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Fermate Poetiche (ce ne sono 17, tante quante gli anni in cui ha lavorato come autista di autobus):

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Il Bucato poetico:

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Un’insolita segnaletica stradale:

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Se siete fortunati, nel banco surgelati di qualche supermercato con dei versi pronti da scongelare per i momenti di necessità:

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Ma soprattutto, in queste settimane e fino al 19 Maggio lo potrete incontrare a giorni alterni in via Fondazza, dove in collaborazione con la Social Street e Muri DiVersi sta portando a termine una panchina “smart” interamente ricoperta di puntine colorate (ve li ricordate gli “smarties”? ecco, l’idea è quella, oltre all’ovvio gioco di parole con smart / intelligente).
Se vi va di dargli una mano e di contribuire alla realizzazione di un’opera d’arte, o semplicemente volete assistere, contattatelo attraverso la sua pagina Facebook o sul suo account Instagram.

Tutte le foto dell’articolo sono prese dalla pagina Facebook di Ma Rea.

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