Gli “inganni” del Signor Gino

Il Signor Gino Pellegrini è un po’ mio compaesano, perché è nato in provincia di Vicenza a metà del secolo scorso, ma un po’ più vostro, amici emiliani, perché ha trascorso l’ultima metà della sua vita tra Savigno e san Giovanni in Persiceto, dove è morto nel 2014.

In mezzo a quei settant’anni di vita ci sta l’oceano.

Se voi – come me – una sera, sul finire dell’estate doveste passare per caso da Piazzetta Betlemme a san Giovanni in Persiceto, senza il fruscio di una foglia, senza un’anima in giro, l’osteria chiusa e la gente ancora in ferie, credereste di essere atterrati nel bel mezzo di un racconto per bambini. Quelle favole – avete presente? – che vi raccontavano da piccoli per farvi addormentare, dove c’erano degli animali parlanti, delle piante che crescevano a dismisura fino a bucare le nuvole. Quelle favole dove comunque il lieto fine era assicurato.

Come in quelle favole, anche qui sembra che non possa accadere niente di male: è un posto magico, incorrotto, dove gli occhi si smarriscono nel colore, si affannano tra un dettaglio e l’altro cercando di assorbire tutta quella bellezza.

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Mentre, completamente rapita, osservo tutto questo, all’improvviso nel silenzio sbuca un gatto, che mi rivolge appena uno sguardo e poi si sdraia su una panchina, una zampina che penzola giù, ogni muscolo rilassato. Intuisco che quella, per lui, è casa. Una ragazza lo raggiunge poco dopo: ci salutiamo, mi è subito simpatica, forse perché sembra a suo agio tanto quanto il gatto, è venuta a dargli da mangiare. Mi racconta che il fratello vive nella casa la cui porta è incorniciata da un cavolo gigante (e io già mi immagino come sia facile dover spiegare dove stai quando inviti gente a cena, “io abito nel cavolo”). Mi spiega anche che tutti quei trompe l’oeil sono stati dipinti “da uno famoso”, che non si ricorda il nome, e siccome anche io non ne so mezza, ci mettiamo a fare una piccola ricerca. E insomma, salta fuori il signor Gino Pellegrini.

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Che uno, se non lo conosce, dal nome potrebbe dire: fa il fontaniere, pulisce i camini, alleva tacchini. E invece NO, cari. Perché il signor Gino a sedici anni se ne parte da un piccolo paese del vicentino per cercare fortuna negli Stati Uniti, e dopo aver studiato architettura alla U.C.L.A e aver preso un Master Degree alla L.A. Art School, diventa pittore e scenografo per il cinema e inizia a lavorare per le maggiori case di produzione hollywoodiane. Ma mica robetta, eh! Parliamo di film e musical storici: West Side Story, Gli Uccelli, Mary Poppins, 2001: Odissea nello Spazio, Il Pianeta delle Scimmie e tanto, tantissimo altro (ci pensi, caro amico che stai nel cavolo, che la tua casa è stata dipinta dallo scenografo di Mary Poppins?!)

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Una volta tornato in Italia, negli anni settanta, si è dedicato a talmente tante cose che non si raccontano, ma se vi va di scoprire di più vi invito a dare un’occhiata qui. A me più che altro interessa la favolosa Piazzetta Betlemme, o “Piazzetta degli Inganni” . Perché è stata l’opera di mezza vita: pensate che Gino ci ha dedicato oltre 30 anni, dal 1982, trasformandola più volte, raccontando tante storie e soprattutto trasformando il rione più povero del paese e i vecchi muri scrostati in un racconto da sfogliare e un incanto da vivere. Mi viene da pensare che forse la potenza della street art è proprio questa: rovesciare ciò che sembra immutabile, ribaltare il destino di un luogo riscrivendoci sopra una storia nuova, che sa di colore e di luce. Inventare il Possibile dove ancora non esiste.

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Lo scrittore Maurizio Garuti, parlando di questa piazza nel 2015 scriveva:

“Intanto siamo tutti un po’ invecchiati. Qualcuno di noi – tra quelli che potrebbero raccontare l’intera storia – non c’è più. E soprattutto non c’è più lui, Gino Pellegrini. Ma basta sedersi sulla panchina in piazza Betlemme e guardarsi intorno: la sua faccia dalla scorza un po’ ruvida e un po’ ironica sembra di indovinarla ad ogni fermata dell’occhio.” 

Vi invito, se ancora non lo avete fatto, a vederla, questa piazza incantevole. Andateci pure apposta, che ne vale la pena. Ricordatevi che nella sua storia ci sta l’oceano 🙂

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2 risposte a "Gli “inganni” del Signor Gino"

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